L' AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO PER LE VITTIME DI TRUFFE ON-LINE


La dipendenza e la vulnerabilità sono tratti universali che la società moderna riconduce a particolari
gruppi di persone “fragili e sole”. La dipendenza evoca la mancanza totale o la perdita parziale
dell’autonomia e della libertà (Garrau, Le Goff, Care Justucem dependance. Introduction aux teorie
du care PUF, 2010). Ed invero, nonostante i soggetti vulnerabili continuino ad essere titolari delle
prerogative di stampo classico – patrimoniali e personali –, questi non sono nelle condizioni di
esercitare le facoltà connesse al loro diritto.

Ci si chiede, quindi, come dare un senso all’accudimento e alla vicinanza. L’applicabilità del diritto,
infatti, non sceglie l’ambito in cui muoversi: l’operatività dello stesso è, anzi, maggiormente
richiesta per i soggetti c.d. deboli.
Con provvedimento n. 102/2021, infatti, il Tribunale di Ravenna applica l’istituto
dell’amministrazione di sostegno alla vittima di truffe online: il Collegio rigetta la richiesta di
inabilitazione preferendo la nomina di un amministratore di sostegno per monitorare e intervenire
quotidianamente sulla gestione del patrimonio e sulla cura della persona “fragile”.
Nel caso di specie, il marito e le figlie di una donna richiedevano la sua inabilitazione e la
conseguente nomina di un curatore: la motivazione si fondava sulla perdita di contatti con la realtà
della stessa che, intrattenendo semplici rapporti epistolari tramite Facebook e Whatsapp, elargiva
ingenti somme di denaro.
Di contro, la diretta interessata dichiarava di non essere affetta da particolari patologie psichiatriche
ma, semplicemente, di sentirsi sola nell’ambiente familiare e di aver trovato rifugio in amicizie
online, pur rimanendo in grado di provvedere a se stessa.
Dall’istruttoria emergeva la dazione di € 35.000,00 e di € 8.000,00 a uomini mai visti realmente ma
semplicemente conosciuti online con cui, nel tempo, aveva instaurato un rapporto.
Il Collegio riteneva, quindi, indubbia la vulnerabilità della donna che, proprio per la sua scarsa capacità di
volere e comprendere, era soggetta alla circonvenzione di terzi (la stessa dichiarava addirittura di
essere coniugata con uno di questi e di aver avuto un figlio da lui). Era evidente, quindi, la necessità
di adottare misure di protezione.
Dapprima il Tribunale ripercorre storicamente l’evoluzione giuridica della nozione di prodigalità
“secondo un orientamento di tipo "oggettivistico"  vi sarebbe prodigalità, rilevante ex art. 415,
comma 2, c.c., a fronte di un comportamento abituale caratterizzato da larghezza nello spendere,
nel regalare o nel rischiare eccessiva rispetto alle proprie condizioni socio-economiche ed al
valore oggettivamente attribuibile al denaro, indipendentemente da una derivazione di tale
comportamento da una specifica malattia o infermità, e, quindi, anche quando tale comportamento
si traduca in atteggiamenti lucidi, espressione di libera scelta di vita, purché sia ricollegabile a
motivi futili (cfr. tra tante Cass. sent. n. 786/2017; conf. Cass. ord. n. 5492/2018); secondo altra
tendenza ermeneutica di tipo "soggettivistica", diffusa nella giurisprudenza di merito e secondo
taluni autori più aderente al principio dell'autonomia/libertà negoziale, per l'attivazione di una
misura protettiva di inabilitazione (o, come si dirà, di amministrazione di sostegno) è richiesto che
la prodigalità trovi fondamento in una situazione psicopatologica o di alterazione dei processi
mentali (cfr., in tal senso, Trib. Modena, 3.11.2017, in Fam. e d., 2018, 142 ss.)”.
Conseguentemente,preferisce applicare l’istituto dell’amministrazione di sostegno che “ha, come
noto, la finalità di offrire a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di
provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che - sacrificando nella minor misura
possibile la capacità di agire dell'interessato - si distingue dagli altri istituti a tutela degli incapaci
(non già per il diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri
interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto) per la maggiore idoneità di tale
strumento ad adeguarsi alle esigenze del beneficiando, in relazione alla flessibilità dell'istituto ed
alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa”.

Proprio per la sua maggiore idoneità ad adeguarsi alle esigenze del beneficiando, alla sua flessibilità
e alla maggiore agilità della procedura applicativa, l’istituto in questione è stato preferito a quello
dell’inabilitazione nel caso di prodigalità che qui ci riguarda.

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