DIFFAMAZIONE A MEZZO SOCIAL NETWORK – BILANCIAMENTO TRA DIRITTO ALLA LIBERTA’ DI PENSIERO (ART. 21 COST.) ED ESIMENTE DEL DIRITTO DI CRITICA (ART. 51 C.P.)


Il recente caso di specie riguarda post e relativi commenti pubblicati mediante Facebook da parte di alcuni iscritti ad un gruppo creato per dibattere sulla realtà locale in relazione ad un articolo di cronaca comparso su quotidiano locale contenente accese critiche nei confronti del soggetto individuato come responsabile della condotta, il quale ha presentato contro i predetti querela per diffamazione.

La procura dorica, concluse le indagini, ha richiesto l’archiviazione del procedimento deducendo che, per attribuire la paternità di uno scritto diffamatorio apparso su Facebook, è necessario verificare l'attribuibilità dell'indirizzo IP utilizzato per la connessione all'indagato e la verifica tecnica dei tempi e orari della connessione, precisando che il social network Facebook per i casi di violazione ex art. 595 comma 3 c.p. non fornisce gli IP richiesti a seguito di emissione di decreto esibizione dati dell'A.G..
Avverso la suddetta richiesta la parte offesa ha proposto opposizione chiedendo la prosecuzione delle indagini preliminari e lo svolgimento di investigazioni suppletive. 

Il G.I.P. del Tribunale di Ancona, sentite le parti interessate in udienza,  ha emesso ordinanza di archiviazione ritenendo nel caso concreto, a prescindere dallo  svolgimento di possibili investigazioni suppletive e discostandosi parzialmente da quanto sostenuto dalla Procura,  non superati i presupposti dell'esercizio del diritto di espressione del proprio pensiero, diritto fondante il  sistema democratico e costituzionale che richiede salvaguardia anche sotto il profilo  del diritto di critica (art. 21 Cost. che va ad attivare l'esimente di cui all'art. 51 c.p).

La natura del diritto di critica si esplicita nell'espressione di un giudizio o di un'opinione che è ontologicamente non rigorosamente obiettiva,  mirando non già ad informare ma a fornire giudizi e valutazioni personali. Pertanto, il diritto di critica si estrinseca nella libertà di dissentire anche in modo radicale e severo dalle opinioni espresse da altri sottoponendo al vaglio censorio le altrui tesi, affermazioni o condotte. 

La valutazione della continenza (sostanziale e formale) può essere condotta sia attraverso parametri formali sia  mediante interpretazione soggettiva dei fatti raccontati e per svolgere le censure che si intendono esprimere. Si travalica il diritto di critica quando il linguaggio aggredisce la sfera morale altrui e si scende ad attacchi personali assolutamente gratuiti che prescindono assolutamente da una finalità di pubblico interesse. 

Il  limite all'esercizio del diritto di critica è costituito dalla verità del fatto. In tema di diffamazione, ai fini della applicazione dell'esimente dell'esercizio del diritto di critica, non può prescindersi dal requisito della verità del fatto storico ove tale fatto sia posto a fondamento della elaborazione critica. Deve trattarsi dell’elaborazione di un fatto corrispondente al vero o del quale sussista un "sufficiente riscontro fattuale"(Sul punto Cass. Pen. Sez. 5, Sentenza n. 8721 del 17/11/2017). 

Il limite della verità è  maggiormente compresso dal diritto di critica, rimanendo  fermo il limite della rilevanza sociale del fatto offerto alla cognizione dei lettori e quello della continenza, cioè la correttezza del linguaggio usato.
Non può inferirsi che la critica sia sempre vietata quando sia idonea ad offendere la reputazione individuale, richiedendosi la pertinenza della stessa all'interesse dell'opinione pubblica alla conoscenza del fatto oggetto di critica, interesse che costituisce, assieme alla correttezza formale (continenza), presupposto per  l'invocabilità dell’esimente dell'esercizio del diritto di critica.

Nella fattispecie in esame, il G.I.P. ha svolto accurata attività ermeneutica concretizzatasi nel bilanciamento dell'interesse individuale alla reputazione con quello alla libera manifestazione del pensiero, costituzionalmente garantita, deducendo la mancata travalicazione né del  limite della verità  né di quello della continenza, difettando un attacco diretto, gratuito, personale ed ultroneo rispetto alle questioni di cronaca oggetto dell'articolo di stampa, trattandosi  di una vicenda attinta dall'articolo di stampa di concreto interesse a livello locale,  per la quale è ineludibile espressione del retaggio culturale e formativo di chi lo sviluppa e lo formula, che  non per questo è illecito.

Avv. Veronica Della Monaca 

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