L’ AGGRAVANTE DELLA PREMEDITAZIONE


Un approfondimento sull'ontologica essenza della premeditazione dall'esame di una pronuncia della Corte di Assise di Ancona, confermata in grado di appello, in una fattispecie di omicidio.

Gli  elementi costitutivi della premeditazione ex art 576, co. 1 n. 2 c.p. sono un apprezzabile intervallo temporale tra l'insorgenza del proposito criminoso e l'attuazione di esso (elemento di natura cronologica) tale da consentire una ponderata riflessione circa l'opportunità del recesso, e la ferma risoluzione criminosa perdurante senza soluzioni di continuità nell'animo dell'agente fino alla commissione del crimine  (elemento di natura ideologica) (ex multis Cass. Pen., Sez. V,  n. 34016 del 9/04/2013, Rv. 256528; Cass. S.U.  n. 337 del 18/12/2008).
L'ontologica essenza della premeditazione risiede nella riflessione  maturata nel lasso temporale suindicato a consolidamento del proposito criminoso, ravvisata nella più intensa volizione diretta alla realizzazione dell'evento, in quell'atteggiamento psicologico che è caratterizzato dal permanere della decisione di uccidere, mantenuta ferma e costante nella coscienza omicida.
L’aggravante della premeditazione deve essere distinta dalla preordinazione del delitto, intesa come predisposizione dei mezzi minimi necessari all'esecuzione, e dal concetto di macchinazione, quale attività psichica complessa, per la quale al proposito di commettere il delitto segue un coordinamento di idee e una scelta dei mezzi che esita in un progetto di esecuzione. Ne consegue come la predisposizione di un agguato non sia di per sé rivelatrice di un proposito omicida consolidato nel tempo, ben potendo viceversa essere il frutto estemporaneo di un impeto delittuoso, al di fuori di quel processo meditativo perdurante nell'animus rei che ha visto la deliberatio antigiuridica prevalere, tutto soppesato, sulle controspinte interiori alla realizzazione del reato. Pertanto l’elemento cronologico è essenziale, per l’accertamento dell'intensità e della durevolezza dell'agone interiore tra volontà antinormativa e freni inibitori.
La perseveranza del reo nel suo programma criminoso, qualificata dalla ferrea reiezione di ogni possibilità di resipiscenza, è considerata indicativa di una più intensa tendenza a delinquere e realmente giustificativa dell'aggravamento sanzionatorio previsto per la circostanza de qua.
In tema di omicidio, la giurisprudenza è orientata nel ritenere che la mera preordinazione del delitto, intesa come apprestamento dei mezzi minimi necessari all'esecuzione, nella fase a questa ultima immediatamente precedente,  non sia sufficiente ad integrare l'aggravante della premeditazione, che postula invece il radicamento e la persistenza costante, per apprezzabile lasso di tempo, nella psiche del reo del proposito omicida, del quale sono sintomi il previo studio delle occasioni ed opportunità per l'attuazione, un'adeguata organizzazione di mezzi e la predisposizione delle modalità esecutive (cfr. ex multis , Sez. 1, Sentenza n. 5147 del 14/07/2015 Ud. - dep. 09/02/2016 - Rv. 266205).
Procurarsi un'arma ed organizzare un incontro con la vittima rientrano nella mera predisposizione dei mezzi minimi necessari all'esecuzione, nella fase a quest'ultima precedente; condotte, pertanto, inidonee a fondare un giudizio abduttivo volto a rintracciare i segni della premeditazione nella psiche del reo e  non sono  decisivi per affermare la sussistenza dell'aggravante contestata. 
Queste sono le coordinate ermeneutiche poste a fondamento della decisione della Corte di Assise  di Ancona (Sent. N. 130/2018), in ordine alla non sussistenza della premeditazione in un processo per omicidio, come confermato altresì dalla Corte di Assise di Appello di Ancona.
In particolare la Corte di Assise ha ritenuto che, in presenza di dati e chiavi di lettura differenti delle parole e delle intenzioni dell'imputato, non è ravvisabile in capo allo stesso quella ferrea volontà delittuosa, idonea a sostanziare il requisito ideologico della aggravante contestata. Inoltre  non si è potuto  collocare con certezza nel tempo l'insorgenza dell'animus necandi dell’imputato, vedendosi sfumare anche il requisito cronologico connotante l'aggravante contestata, necessario anche qualora il reo stesso abbia creato l'occasione per delinquere, come chiarito in giurisprudenza (cfr. Cass. Pen. Sez. 1, Sentenza n. 47250 del 09/11/2011 Ud. (dep. 20/12/2011) Rv. 251503), secondo cui «in tema di omicidio volontario, non è sicuro indice rivelatore della premeditazione, che si sostanzia in una deliberazione criminosa coltivata nel tempo e mai abbandonata, l'intervallo di una notte tra la preparazione e l'esecuzione, sì come non possono trarsi elementi di certezza dalla predisposizione di un agguato, perché quest'ultima attiene alla realizzazione del delitto e non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di quel processo psicologico di intensa riflessione e di fredda determinazione che caratterizza la indicata circostanza aggravante».


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